La figura divina dell’indignazione e della riprovazione nella poesia esiodea.
Nome greco: Νέμεσις.
Identità
Nella Teogonia Nemesi è figlia della Notte, nel gruppo generato senza unione amorosa (211–225). Il poeta la presenta come una presenza dolorosa per i mortali, accanto ad altre figure che danno forma divina a condizioni e tensioni della vita.
Testimonianze antiche
Nelle Opere e giorni, quando il poeta descrive il futuro peggioramento della stirpe di ferro, Nemesi e Aidos lasciano la terra e raggiungono gli immortali (197–201). Il loro abbandono accompagna la dissoluzione di rispetto, giustizia e vincoli fra gli uomini.
Il contesto permette di leggere Nemesi come riprovazione dell’agire vergognoso o ingiusto; Aidos richiama il ritegno e il rispetto. La traduzione con una sola parola italiana non esaurisce tutte le sfumature dei nomi greci.
Varianti e distinzioni
La formula moderna ‘dea della vendetta’ è troppo stretta per spiegare entrambi i passi. Il poema non afferma che Nemesi punisca automaticamente ogni persona felice. Le tradizioni di culto e le altre genealogie richiedono testimonianze distinte, che non vengono sostituite da questo breve quadro esiodeo.
Fonti antiche
- Teogonia 211–225. Traduzione inglese ospitata da Theoi.
- Opere e giorni 197–201. Traduzione inglese ospitata da Theoi.
Per Esiodo, traduzione di H. G. Evelyn-White (1914); per l’Iliade, A. T. Murray. Questa prima scheda riguarda le testimonianze indicate.
