Cloto, Lachesi e Atropo: le divinità della sorte in due genealogie della Teogonia.
Nome greco: Μοῖραι.
Identità
Esiodo nomina tre Moire: Cloto, Lachesi e Atropo. In un primo passo le colloca nella discendenza della Notte, generata senza unione amorosa (211–225); nella parte conclusiva le presenta invece come figlie di Zeus e Temi (901–906).
Testimonianze antiche
Nel primo catalogo assegnano agli uomini, alla nascita, beni e mali e perseguono le trasgressioni di uomini e dèi. Nella genealogia di Zeus e Temi il poeta sottolinea l’onore che Zeus concede loro e ribadisce il loro rapporto con la sorte umana.
Le due genealogie coesistono nel medesimo poema. Riportarle entrambe è più corretto che scegliere una sola ‘vera famiglia’ o inventare un passaggio narrativo che concili le due discendenze. Ogni presentazione deve mantenere il riferimento al proprio contesto.
Varianti e distinzioni
L’immagine delle tre dee che filano, misurano e recidono il filo della vita non è sviluppata in questi versi come una distribuzione completa di strumenti e mansioni. Non basta la consueta iconografia a dimostrarne la presenza nel passo. Anche il rapporto fra Moire e potere di Zeus non si riduce a una regola universale sulla sua impotenza: qui Esiodo parla degli onori assegnati dal dio.
Fonti antiche
- Teogonia 211–225; 901–906. Traduzione inglese ospitata da Theoi.
Per Esiodo, traduzione di H. G. Evelyn-White (1914); per l’Iliade, A. T. Murray. Questa prima scheda riguarda le testimonianze indicate.
