Immagine in evidenza. Guerriero in bronzo, produzione etrusca, catalogato dal Met come «Ares?»: l’identificazione con il dio è incerta. The Metropolitan Museum of Art, inv. 96.9.427. Fotografia in pubblico dominio. Scheda museale.
Ares è una divinità greca della guerra e del combattimento. Nell’Iliade entra personalmente nella mischia e può essere ferito; il poema ne mostra anche il conflitto con Zeus. Esiodo lo presenta come figlio di Zeus ed Era e gli attribuisce con Afrodite Phobos, Deimos e Armonia.
Identità e genealogia
| Nome greco | Ἄρης |
|---|---|
| Genitori in Esiodo | Zeus ed Era |
| Ambito documentato | Guerra e combattimento |
| Figli con Afrodite in Esiodo | Phobos, Deimos e Armonia |
Nella Teogonia Era genera con Zeus Ebe, Ares e Ilizia (921–923). Più avanti Afrodite è madre, dall’unione con Ares, di Phobos e Deimos, le potenze della paura che sconvolgono le schiere in battaglia, e di Armonia, futura sposa di Cadmo (933–937).
Racconti principali
La prigionia presso gli Aloadi
Nell’Iliade Dione racconta ad Afrodite che anche gli dèi possono soffrire per mano degli uomini. Oto ed Efialte hanno legato Ares e lo hanno rinchiuso per tredici mesi in un recipiente di bronzo. Eribea, matrigna dei due, avverte Ermes, che libera il dio ormai provato dai ceppi (5.385–391). Il racconto appartiene al discorso di Dione e documenta una condizione di vulnerabilità divina.
La ferita di Diomede
Nel quinto libro Ares combatte fra i Troiani. Atena raggiunge Diomede e lo incoraggia ad affrontarlo; sale sul carro e indossa l’elmo di Ade per non essere vista dal dio. Quando Ares lancia la propria arma, la dea ne devia il colpo; poi guida la lancia di Diomede contro il ventre dell’avversario. Ares grida con una voce paragonata a quella di novemila o diecimila guerrieri e si ritira sull’Olimpo (5.825–867).
Davanti a Zeus mostra la ferita e protesta contro Atena. Il padre lo rimprovera per il suo amore della contesa, della guerra e del combattimento; tuttavia riconosce che è suo figlio e ordina a Peone di curarlo. Ebe lo lava e lo veste, ed egli torna a sedere presso Zeus (5.868–906).
Afrodite e la trappola di Efesto
Nel canto di Demodoco nell’Odissea, Ares e Afrodite si uniscono di nascosto nella casa di Efesto. Helios informa il marito, che prepara legami invisibili attorno al letto. Gli amanti restano imprigionati e vengono esposti agli altri dèi; Poseidone interviene affinché siano liberati (8.266–366). Il racconto ha una cornice precisa: è un canto eseguito presso i Feaci.
Precisazioni
- Il giudizio di Zeus: il severo rimprovero dell’Iliade è la parola di un personaggio in quella scena. Non riassume da solo tutta la religione e tutti i culti di Ares.
- Ares e Atena: entrambi partecipano alla guerra. Il quinto libro li oppone, ma non presenta una definizione generale di “guerra irrazionale” contro “guerra razionale”.
- La discendenza: Phobos, Deimos e Armonia sono il gruppo attestato nel passo esiodeo; questa scheda non lo presenta come elenco completo dei figli del dio.
Fonti
- Esiodo, Teogonia: 921–923; 933–937.
- Omero, Iliade, libro 5: 385–391; 825–906.
- Omero, Odissea, libro 8: 266–366.
Sintesi originale in italiano; i collegamenti esterni rimandano alle traduzioni inglesi di H. G. Evelyn-White, A. T. Murray e J. G. Frazer secondo le opere citate. Primo nucleo documentato, da ampliare con altre testimonianze.
