Clori (Chloris)

Clori nel racconto dei Fasti: l’identificazione con Flora, l’unione con Zefiro e il dominio sui fiori. La voce della dea in Ovidio.

Clori è la ninfa che nei Fasti di Ovidio si presenta come l’origine greca della dea romana Flora.

Una dea che racconta se stessa

Nel quinto libro, Flora risponde alle domande del poeta e dichiara di essere stata Clori, ninfa dei campi dei beati. Collega il cambiamento del nome al passaggio dal greco al latino. È una spiegazione formulata dalla dea dentro il poema, non una dimostrazione linguistica moderna.

Zefiro e il giardino

Clori racconta l’inseguimento di Zefiro e la violenza subita, seguiti dal matrimonio. Il dio le assegna un giardino ricco di fiori e il potere sulla fioritura. Il poema affida alla stessa figura sia il ricordo della costrizione sia la dichiarazione di soddisfazione per la propria condizione matrimoniale.

Il contesto romano

Per questa testimonianza il riferimento fondamentale è Ovidio: l’identificazione Clori–Flora appartiene al suo discorso sulla dea romana e deve restare esplicita quando si presenta il racconto in un repertorio greco.

Fonti antiche

Ovidio, Fasti 5.193–214.

Consulta il testo o i passi antichi.