Scilla

Scilla nel racconto di Circe: la grotta, le sei teste, il passaggio della nave e l’impossibilità di affrontarla come un nemico mortale.

Scilla è il mostro marino descritto da Circe a Odisseo nel libro 12 dell’Odissea. Abita una grotta a metà di una rupe altissima.

La descrizione

Il poema le attribuisce dodici piedi e sei lunghi colli, ciascuno con una testa dotata di tre file di denti. La voce somiglia a quella di un cucciolo, in contrasto con la sua natura terribile.

Il passaggio della nave

Scilla si protende dalla grotta per catturare animali marini e marinai. Circe consiglia di passare rapidamente vicino alla sua rupe: perdere sei uomini è, nella scelta che presenta, meno rovinoso che precipitare con tutta la nave in Cariddi.

Il consiglio di Circe

Odisseo vorrebbe opporre resistenza, ma la dea lo dissuade: Scilla è immortale e fermarsi per combattere darebbe al mostro il tempo di colpire ancora. Nomina inoltre Crataiide come madre da invocare per impedirne un secondo assalto.

Fonti e testi consultabili

Omero, Odissea 12.73–126. Testo e passi antichi consultati.

Sintesi originale in italiano dei passi indicati. Il collegamento esterno consente di consultare una traduzione inglese delle fonti.