Le Esperidi sono le custodi dei pomi d’oro, collocate da Esiodo oltre Oceano, ai limiti del mondo.
Figlie della Notte
Nella Teogonia (211–216), le Esperidi appartengono alla discendenza di Nyx, che le genera senza unione con un dio. Il poema le colloca oltre Oceano e affida loro i pomi d’oro e gli alberi che li portano. In questa sede non fornisce un elenco dei loro nomi individuali.
Il confine occidentale
La loro dimora fa parte della geografia remota del poema, nella quale il confine terrestre incontra la notte e la distanza dalle regioni abitate. Atlante sostiene il cielo davanti alle Esperidi dalla voce sonora (517–520). Questa vicinanza non equivale a una dichiarazione di paternità: nella genealogia esiodea qui seguita sono figlie della Notte.
L’altro custode
Esiodo attribuisce a Forco e Ceto il grande serpente che custodisce i pomi d’oro nei recessi della terra (333–335). La presenza del serpente non sostituisce le Esperidi: il poema conserva entrambe le figure nell’area mitica della custodia dei frutti.
Genealogie e racconti
Le vicende di Eracle e le diverse liste dei nomi delle Esperidi richiedono il confronto con altre fonti. Non vanno fuse con il catalogo esiodeo come se ogni dettaglio appartenesse alla medesima versione. La presente scheda fissa il nucleo della testimonianza della Teogonia.
