La Morte divina, fratello del Sonno nei poemi arcaici.
Nome greco: Θάνατος.
Identità
Thanatos è la Morte personificata. Nella Teogonia nasce dalla Notte, insieme al Sonno e ad altre figure, senza unione amorosa della madre (211–225). I due fratelli hanno dimora nelle regioni che il Sole non illumina (758–766).
Racconti e genealogia
Esiodo contrappone la mitezza del Sonno al carattere inflessibile della Morte: Thanatos trattiene chi ha preso ed è descritto attraverso immagini di ferro e bronzo. Queste espressioni poetiche non costituiscono la descrizione materiale di una statua o di un corpo.
Nell’Iliade 16 Zeus ordina ad Apollo di ripulire il corpo di Sarpedonte dal sangue, lavarlo, ungerlo d’ambrosia e rivestirlo. Sonno e Morte lo portano poi in Licia, dove i parenti potranno rendergli gli onori funebri (666–683). I due sono chiamati gemelli e agiscono insieme nel trasporto del morto.
Precisazioni di lettura
Thanatos non è Ade: il primo personifica la morte, il secondo è il sovrano del mondo sotterraneo. Nella scena di Sarpedonte Thanatos non uccide l’eroe: interviene dopo la sua morte. La distinzione impedisce di attribuirgli ogni azione mortale narrata dal poema.
Fonti antiche
- Teogonia 211–225; 758–766. Consulta la traduzione inglese ospitata da Theoi.
- Iliade 16.666–683. Consulta la traduzione inglese ospitata da Theoi.
Per Esiodo, traduzione di H. G. Evelyn-White (1914); per l’Iliade, A. T. Murray. La scheda riguarda i passi indicati e non costituisce un catalogo completo delle testimonianze.
