Pentesilea

Pentesilea, regina delle Amazzoni figlia di Ares, e il suo scontro con Achille a Troia. Il mito, la maledizione di Afrodite e le varianti antiche.

Pentesilea era la figlia di Ares e di Otrera, e sorella di Ippolita, Melanippe e Antiope. Fu una valorosa regina delle Amazzoni, coraggiosa combattente e guerriera addestrata all’uso delle armi, sin dalla tenera età, dall’amazzone Cleta.

La sua vita fu presto macchiata dal crimine quando, al banchetto nuziale del re ateniese Teseo e di Antiope, durante una rissa uccise per sbaglio, con una delle sue frecce, la sorella Ippolita. Secondo altre versioni del mito, a perire fu invece Melanippe.

Abbattuta e amareggiata, chiese di pagare per le proprie colpe, invocando la morte per se stessa; poi si recò a Troia, con dodici bellissime vergini, per essere purificata dal re Priamo.

Quando giunse in città, l’immagine che le si presentò dinnanzi agli occhi fu devastante: Troia era in lutto e piangeva la morte di Ettore. Sembra che a quel punto Pentesilea volesse subito ripartire, ma che Paride l’abbia trattenuta offrendole doni d’oro.

Coprendosi alla vista altrui con la propria sfavillante armatura, a causa della condanna inflittale dalla dea Afrodite, quella di essere violata da qualunque uomo poggiasse gli occhi sul suo corpo, si lanciò in battaglia e si distinse per forza e audacia, divenendo così la più forte tra le regine delle Amazzoni. A lei sono attribuite le invenzioni dell’ascia da guerra e dell’alabarda.

Purtroppo la maledizione della dea non l’abbandonò neppure dopo la morte. Nel suo scontro finale con Achille, fu ella a soccombere, e quando l’eroe la spogliò di elmo e armatura, come era in uso fare dai guerrieri vincitori ai vinti, e vide quel volto di straordinario fascino e bellezza, non poté farne a meno di invaghirsene, e così abusò di lei, nonostante quella avesse già raggiunto il regno di Ade.

Infine chiese ai suoi uomini di aiutarlo a dare degna sepoltura al corpo di lei, ma si fece avanti solo Tersite, il più brutto dei guerrieri greci, che, avendo assistito all’abuso del giovane sulla donna, lo prese in giro per essersi innamorato di una nemica, tanto da volerla anche da morta; poi, con un colpo ben assestato, cavò gli occhi dalla testa del cadavere della regina delle Amazzoni. Allora Achille, infuriato dall’inutile gesto, reagì con un violento pugno che spedì l’anima del guerriero dritta nel Tartaro.

Un simile atteggiamento non piacque ai guerrieri greci, e Diomede, cugino di Tersite, scaraventò il corpo della povera Pentesilea in pasto ai pesci, nello Scamandro, come segno di protesta verso Achille.

Un’altra versione della storia racconta invece che, quando Achille e Pentesilea si scontrarono in un corpo a corpo, ci fu un giovane coraggioso guerriero greco, Calcone, che, innamoratosi perdutamente della regina, le fece da scudo col proprio corpo, e fu a lui che Achille diede il suo colpo mortale; ma il gesto fu comunque inutile, perché Pentesilea venne uccisa ugualmente dall’eroe, che ne consegnò il cadavere ai Troiani affinché la seppellissero con tutti gli onori che meritava.

Ancora un’altra versione del mito narra che in realtà Achille e Pentesilea si fossero amati in precedenza, prima di lottare, e che da quell’amore fosse stato concepito Caistro.

«Guerriera ardita,
che succinta, e ristretta in fregio d’oro
l’adusta mamma, ardente e furiosa
tra mille e mille, ancor che donna e vergine,
di qual sia cavalier non teme intoppo.»

(Publio Virgilio Marone, descrizione di Pentesilea, Eneide, I, 490-493; traduzione di Annibal Caro)

Fonti

Fonti primarie:
Pseudo-Apollodoro, Biblioteca
Quinto Smirneo, Posthomerica, libro I
Igino, Fabulae
Publio Virgilio Marone, Eneide
Ditti Cretese, III, 15-16
Pausania, Periegesi della Grecia, V, 11, 5-6; X, 31, 8
Diodoro Siculo, Biblioteca Storica
Pseudo-Proclo, Crestomazia (contiene il riassunto dell’Etiopide di Arctino di Mileto)

Fonti su Calcone:
Eustazio, Commento a Omero, p. 1697, 54

Nell’immagine: Achille con il corpo dell’amazzone Pentesilea, dipinto di Johann Heinrich Wilhelm Tischbein

Perché troverai più versioni

Chi ama il mito lo sa: non esiste “il” mito, esistono i miti. La stessa storia, nelle diverse fonti antiche, cambia forma, nomi, dettagli, a volte persino il finale. È il suo modo di essere viva.

Su Viaggio nel Mito cerchiamo di riportare le fonti con onestà, segnalando le varianti dove ci sono e ammettendo le incertezze quando l’antichità stessa non concorda. Il lettore troverà così le voci diverse con cui il mito ha continuato a raccontarsi per tremila anni.