Immagine in evidenza. Poseidone su un’anfora attica a figure rosse, attribuita al Pittore di Berlino, circa 470–465 a.C. The Metropolitan Museum of Art, inv. 41.162.17. Fotografia: The Met, pubblico dominio. Scheda dell’opera.
Poseidone è una delle grandi divinità greche del mare, ma la sua sfera non si esaurisce nell’acqua: è lo scuotitore della terra ed è legato ai cavalli. L’Inno omerico a Poseidone riunisce queste competenze, celebrandolo come dio della terra e del mare, domatore di cavalli e salvatore delle navi.
| Nome greco | Ποσειδῶν |
|---|---|
| Genitori | Crono e Rea |
| Ambiti documentati | Mare, scuotimento della terra, cavalli e navigazione |
| Arma | Tridente, donato dai Ciclopi nella Biblioteca |
| Famiglia qui trattata | Anfitrite e Tritone; Polifemo nella tradizione omerica |
I figli di Crono e la divisione del mondo
Nella Teogonia Poseidone appartiene ai figli di Crono e Rea inghiottiti dal padre. Esiodo lo designa attraverso la funzione di scuotitore della terra (Teogonia, 453–467). La Biblioteca racconta la liberazione dei figli e la successiva guerra contro i Titani; i Ciclopi consegnano a Poseidone il tridente, mentre Zeus riceve tuono, fulmine e folgore e Ade l’elmo (Biblioteca, 1.1.5 e 1.2.1).
Nell’Iliade è lo stesso Poseidone a esporre la divisione dei domini: lui, Zeus e Ade sono fratelli, figli di Crono e Rea, e hanno ricevuto per sorteggio rispettivamente mare, cielo e oscurità sotterranea. La terra e l’Olimpo restano comuni (Iliade, 15.187–193). Perciò non è esatto riassumere questo passo dicendo che Zeus riceve in proprietà esclusiva l’intero mondo.
Il conflitto con Zeus
Durante la guerra di Troia Zeus ordina a Poseidone di ritirarsi dalla battaglia. Poseidone protesta: si considera pari al fratello per onore e parte assegnata. Infine accetta di cedere, pur dichiarando il proprio risentimento (Iliade, 15.184–217). Il poema mostra dunque una gerarchia divina attraversata da contrasti, non una semplice obbedienza priva di tensione.
Mare, terra e cavalli
L’Inno omerico 22 invoca Poseidone come colui che muove la terra e il mare. Gli attribuisce il compito di domare i cavalli e di salvare le navi, chiedendogli di aiutare chi viaggia per mare (1–7). Questa testimonianza basta a mostrare perché una classificazione soltanto marina sarebbe incompleta: la scheda può comparire in più percorsi del repertorio.
Il tridente è attestato come dono dei Ciclopi nella Biblioteca, 1.2.1. Non va aggiunto retroattivamente al medesimo episodio della Teogonia: nel passo esiodeo sui doni dei Ciclopi sono descritte le armi di Zeus.
Anfitrite, Tritone e Polifemo
Esiodo fa nascere Tritone da Anfitrite e Poseidone. Il figlio vive nelle profondità marine insieme alla madre e al padre, in una dimora d’oro (Teogonia, 930–933). Questa è una relazione genealogica precisa; non costituisce un elenco completo della numerosa discendenza attribuita al dio.
Nell’Odissea Polifemo si dichiara figlio di Poseidone. Dopo essere stato accecato da Odisseo, prega il padre di impedirne il ritorno o, se il ritorno è destinato, di renderlo tardivo e doloroso, con la perdita dei compagni. Il narratore del racconto, Odisseo, riferisce che il dio ascolta la preghiera (Odissea, 9.519–535). Il passo documenta il legame fra il Ciclope e la successiva ostilità divina.
Una testimonianza di culto ad Atene
Pausania descrive all’interno dell’Eretteo un altare di Poseidone sul quale, per disposizione oracolare, si sacrifica anche a Eretteo. Ricorda inoltre acqua marina e un segno di tridente nella roccia, che la tradizione collegava alla pretesa del dio sulla terra ateniese (Descrizione della Grecia, 1.26.5). La notizia va letta distinguendo gli elementi del santuario descritti dall’autore dalla spiegazione mitica che li accompagna.
Fonti e testi consultabili
- Esiodo, Teogonia: 453–467; 492–506; 930–933.
- Pseudo-Apollodoro, Biblioteca, libro 1: 1.1.5; 1.2.1.
- Omero, Iliade, libro 15: 184–217.
- Inno omerico 22, a Poseidone: 1–7.
- Omero, Odissea, libro 9: 519–535.
- Pausania, Descrizione della Grecia, libro 1: 1.26.5.
I testi collegati sono consultabili nelle traduzioni inglesi di H. G. Evelyn-White, J. G. Frazer, A. T. Murray e W. H. S. Jones. La scheda è una sintesi originale in italiano, con riferimenti ai singoli passi.
