Psiche

Psiche nel racconto di Apuleio: la bellezza che suscita l’ira di Venere, Amore, le prove imposte dalla dea e l’immortalità concessa da Giove.

Psiche è la principessa protagonista del racconto di Amore e Psiche nelle Metamorfosi di Apuleio. Va distinta dall’omonima opera di Ovidio: qui la vicenda appartiene a un romanzo latino.

La bellezza e l’ira di Venere

La giovane riceve onori che sottraggono fedeli a Venere. La dea ordina al figlio Amore di farla innamorare di un uomo miserabile, ma il dio diventa egli stesso il suo compagno.

La lampada

Spinta dalle sorelle a dubitare del marito sconosciuto, Psiche lo guarda mentre dorme. Una goccia d’olio della lampada lo ferisce; Amore si allontana e la giovane comincia a cercarlo.

Le prove

Venere le impone di separare semi mescolati, raccogliere lana d’oro, procurarsi acqua di una sorgente pericolosa e scendere da Proserpina. Psiche riceve aiuti; apre però il recipiente riportato dagli inferi e cade in un sonno simile alla morte, dal quale Amore la risveglia.

Il riconoscimento finale

Giove le offre l’ambrosia e la rende immortale. Le nozze sono celebrate fra gli dèi; nasce Voluptas, il Piacere, collegata nel repertorio a Edone. L’immortalità è dunque l’esito del racconto, non la condizione iniziale della principessa.

Fonti antiche

Apuleio, Metamorfosi 4.28–6.24. Testi dei passi nella raccolta Theoi.