Pigmalione è l’artista che nelle Metamorfosi si innamora della figura femminile scolpita da lui nell’avorio. L’episodio si svolge a Cipro, nel contesto del culto di Venere, corrispondente romana di Afrodite.
L’opera e il desiderio
La statua sembra viva: l’abilità dell’arte nasconde la propria natura artificiale. Pigmalione la accarezza, le parla, la adorna di vesti e gioielli e le porta doni.
La preghiera
Durante la festa della dea chiede una sposa simile alla sua figura d’avorio, senza osare formulare apertamente tutto il desiderio. Venere lo comprende e manifesta il proprio favore attraverso la fiamma dell’altare.
La vita nell’avorio
Tornato a casa, Pigmalione sente la materia scaldarsi e cedere al tatto; avverte poi il pulsare delle vene. La giovane apre gli occhi e la dea assiste alle nozze.
Una distinzione necessaria
Ovidio non chiama la statua Galatea. Quel nome non va quindi attribuito al suo testo né confuso con la Nereide Galatea.
Fonti antiche
Ovidio, Metamorfosi 10.243–297. Testi dei passi nella raccolta Theoi.
