Cariddi è la potenza marina che inghiotte e rigetta le acque davanti alla rupe di Scilla nel libro 12 dell’Odissea.
Il ritmo delle acque
Circe la colloca sotto un grande fico, sulla rupe più bassa. Tre volte al giorno espelle l’acqua e tre volte la risucchia. Avverte Odisseo di non trovarsi lì durante il risucchio, che minaccerebbe l’intera nave.
Il ritorno del naufrago
Dopo la distruzione della nave, i venti riportano Odisseo verso il medesimo pericolo. L’eroe si aggrappa al fico mentre Cariddi inghiotte i rottami ai quali si sosteneva.
L’attesa
Odisseo rimane sospeso finché albero e chiglia non vengono rigettati. Si lascia cadere presso i legni, vi risale e si allontana remando con le mani. L’episodio distingue la prima traversata con i compagni dalla sopravvivenza solitaria del naufrago.
Fonti e testi consultabili
Omero, Odissea 12.101–110; 12.430–446. Testo e passi antichi consultati.
Sintesi originale in italiano dei passi indicati. Il collegamento esterno consente di consultare una traduzione inglese delle fonti.
