Ganimede è il giovane portato in cielo per servire il nettare agli dèi. Nelle Metamorfosi la vicenda è raccontata come un amore di Zeus.
La forma dell’aquila
Il dio desidera assumere un aspetto diverso dal proprio e sceglie un solo uccello: quello capace di portare i suoi fulmini. Ovidio presenta dunque Zeus stesso nella forma dell’aquila, non un rapace mandato come semplice emissario.
Il giovane in cielo
Ganimede viene sottratto alla terra e collocato fra gli immortali. Là mesce il nettare e porge la coppa a Zeus, mentre Giunone, corrispondente romana di Era, manifesta il proprio disappunto.
Il racconto di Ovidio
La scheda riguarda questo episodio del libro decimo. Le rappresentazioni del rapimento vanno confrontate con la versione adottata, evitando di attribuire indistintamente a ogni autore la stessa trasformazione del dio.
Fonte antica
Ovidio, Metamorfosi 10.155–161. Consulta il passo nella raccolta di testi antichi.
