Le parole del mito: Aidos

Aidos era il senso del limite che tratteneva l’uomo greco prima della legge. La parola del pudore dimenticato, e cosa accade a una società quando se ne va.

La parola viene dal greco αἰδώς (aidôs), e non ha una traduzione italiana che la copra davvero. Si traduce con pudore, vergogna, rispetto, riverenza, modestia, umiltà, ma sono tutte traduzioni parziali, perché Aidos era un sentimento più ampio di ognuna di queste cose. Era il freno interiore che tratteneva l’uomo dall’eccesso prima ancora che intervenisse la legge esterna. Era la voce dentro che diceva, prima di un gesto sbagliato: “Non si fa”. I greci la consideravano una virtù fondamentale, talmente importante da essere personificata come dea.

Come l’usavano i greci

In Omero, nell’Iliade, Aidos è la forza che impedisce ai guerrieri di fuggire dal campo di battaglia. Quando un eroe sta per voltare le spalle al nemico, gli viene gridato addosso il nome di Aidos. È un richiamo al senso del proprio onore davanti agli altri, più che alla legge. Quindi per i greci omerici era il timore del giudizio della comunità. Aidos era il timore di quella disapprovazione, interiorizzato al punto da diventare voce propria.

In Esiodo, nelle Opere e Giorni, Aidos appare in uno dei passi più cupi del poema. Il poeta descrive le cinque età del mondo, dalla prima età dell’oro fino all’ultima, quella del ferro, nella quale gli uomini vivono ancora oggi. Esiodo profetizza che verrà un giorno in cui, al termine di questa età, Aidos e Nemesis, le dee del pudore e del senso del limite, si copriranno di candide vesti e torneranno all’Olimpo, abbandonando per sempre la stirpe umana. Quando se ne saranno andate, agli uomini resteranno solo atroci mali senza più rimedio. Senza Aidos, agli uomini resta solo la hybris.

Aristotele, nell’Etica Nicomachea, la distingue dalla virtù vera, perché Aidos è un sentimento, non una scelta morale consapevole. Però la chiama “passione bella e necessaria nei giovani”, perché in chi non ha ancora una virtù formata, Aidos fa il lavoro che quella virtù farà da adulti. Diciamo che è il riflesso che precede il principio, la vergogna che ti trattiene quando ancora non sai dirti perché.

Come la usiamo oggi

Aidos è scomparsa dal nostro vocabolario. La parola italiana che più le si avvicina, “pudore”, oggi suona vecchia, moralista, quasi imbarazzante. Quando si parla di pudore si intende quasi sempre pudore sessuale, e il discorso scivola lì. Aidos era molto di più, era il pudore di vantarsi, il pudore di mostrare quello che hai, il pudore di parlare di cose che non conosci, il pudore di alzare la voce davanti a chi sa più di te, il pudore di esibire ogni dettaglio della propria vita.

Tutti pudori che oggi sono evaporati. Vantarsi è diventato marketing personale. Mostrare la propria ricchezza è diventato status. Parlare con sicurezza di cose che non si sono lette è diventato la normalità dei social. Parlare con la stessa sicurezza dell’esperto, anche quando non si possiedono gli strumenti per farlo, è diventato normale. Esibire ogni gioia, ogni viaggio, ogni traguardo, ogni piatto al ristorante è diventato il flusso quotidiano delle nostre vite condivise. Aidos, se tornasse, ci troverebbe senza freno interiore, senza quella voce dentro che diceva: “non si fa”.

Esistono suggerimenti? La risposta è sempre la stessa. Non lo so. Aidos non è una virtù che si possa imporre per legge, perché nasceva esattamente dal contrario. Era il sentimento che lavorava prima della legge, dentro la coscienza, senza bisogno di codici scritti. Era ciò che impediva all’uomo greco di fare quello che gli sarebbe stato permesso fare, ma che sentiva come una cosa da non fare. Come una specie di legge interiore non scritta che ognuno portava dentro.

Per ritrovare Aidos serve riscoprire la sensazione interiore di trattenersi quando si potrebbe agire. Di tacere quando si potrebbe parlare. Di non esibire quando ci si potrebbe vantare. Di abbassare la voce quando sarebbe più facile alzarla.

I greci sapevano una cosa che noi abbiamo dimenticato, una società senza Aidos non è una società libera, è una società dove ognuno fa quello che può perché può. Ma solo fino a quando il cosmo (Nemesis) interviene a riportare la misura con la forza. Se Aidos se ne va per prima, Nemesis è inevitabile. Esiodo non si sbagliava. Aveva visto tutto.

Fonti: Omero, Iliade; Esiodo, Opere e Giorni; Aristotele, Etica Nicomachea.